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Tobagismi

E’ tornato Nanni Moretti (anzi no!)

di Giacomo Salvini

«L’artista non deve integrarsi. L’artista è un anticorpo che la società si crea contro il potere», Fabrizio De Andrè.

E’ tornano Nanni.

Lo ha fatto dopo anni di silenzio. Come sa fare lui, senza alzare mai troppo la voce.

A tre anni da Mia Madre, Nanni Moretti tornerà a prendersi la scena domani a Torino per presentare il suo Santiago, Italia, documentario sul golpe cileno del 1973 che rovesciò il governo del socialista Salvator Allende.

Ma il docu-film non è la cosa più importante di oggi.

Sì, perché Nanni Moretti dopo anni di silenzio ha deciso di rilasciare una succosa intervista al Venerdì di Repubblica in cui ha parlato di tutto: d’Italia, di politica, di Roma, di se stesso.

E come al solito, con quell’eloquio un po’ paternalistico e un po’ canzonatorio, Moretti si è issato a moralizzatore della vita pubblica (quello è «fascista», quell’altro è «incompetente», la «rete» ha rovinato tutto, signora mia!).

E non è mancata la pubblicità al suo documentario. Dopo poche ore, infatti, il suo paragone tra Salvini e Pinochet («quando è diventato Ministro dell’Interno ho capito perché avevo girato il documentario») era l’apertura di tutti i siti di informazione e stamani di molti giornali.

Eppure no, caro Nanni, non è più il tempo di quando omaggiavi Pier Paolo Pasolini in Caro Diario o di quando cantavi Battiato in Palombella Rossa. Né tantomeno dei quattro sfigati sessantottini di Ecce Bombo o del Caimano che ha ispirato un’intera generazione di giovani.

Non lo è più per un motivo: chi ha sempre creduto nella sinistra, nell’uguaglianza, nella democrazia, perfino in quella cosa chiamata socialismo che tutti i giorni forniva una pagnotta agli operai di Mirafiori o alle massaie di Reggio Calabria, tu sei stato un simbolo a cui aggrapparsi in momenti difficili. Sei stato quel volto a cui assomigliare, abbracciare e perfino osannare in Piazza Navona quando il (vero) “Caimano” approvava il Lodo Alfano o il legittimo impedimento e tu pregavi D’Alema di «dire qualcosa di sinistra».

Sono venuti a vedere i tuoi film, i tuoi dibattiti, hanno letto le tue interviste. E sempre con lo stesso spirito: pensare che in mezzo al deserto, ci fosse ancora da ascoltare.

Il_portaborse_Nanni_Moretti

Poi, sei sparito. Improvvisamente.

Quando veniva precarizzato il lavoro, i giovani italiani fuggivano a lavare i piatti nella city, si tentava di stravolgere la Costituzione a cui tu stesso eri sempre stato legato, sei sparito. E come te Roberto Benigni, Michele Serra, Gad Lerner, Michele Santoro.

E questo solo perché al potere non c’era più il “puzzone” ma un giovane ragazzo di centrosinistra, impomatato fino alla collottola pur di sembrare il “nuovo”.

E allora no, caro Nanni, oggi i tuoi vecchi ammiratori non ti credono più.

Continuerai a fare dei film bellissimi ma rimarrai sempre e solo uno dei più grandi registi italiani.

Gli intellettuali, quelli veri, sono altri.

Questo articolo è stato scritto da Giacomo Salvini, autore del blog “Il Transatlantico” che potete leggere qui.

 

 

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