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Orgoglio napoletano Liberato

Se ne sono dimenticati in molti: essere popolari senza essere populisti è possibile. E Liberato ne è la dimostrazione concreta – e artistica – più importante degli ultimi mesi. Questa è un’analisi – opinabile – del primo video della cosiddetta “Trilogia di maggio”, la serie di video musicali che lo hanno reso conosciuto in tutta Italia. L’invito è suscitarvi curiosità al punto da vedere anche gli altri episodi. Il tappeto sonoro all’articolo è “Tu T’è Scurdat’ ‘e Me”, il primo della serie:

Ok, ma chi è Liberato? Dopo aver pubblicato il suo brano di esordio “Nove maggio” su YouTube, l’artista napoletano ha postato a ridosso dell’estate una serie di video musicali che, nonostante l’ordine sparso, creano la “Trilogia di maggio”.

Sul piano artistico Liberato rappresenta una delle interpretazioni artistiche moderne della anime di Napoli. Sempre incappucciato e dall’identità ignota, su di lui è stato detto molto ma poco è venuto fuori. I numeri, comunque, sono dalla sua: 20mila persone sul lungomare Mergellina nel primo live e data sold-out nella tappa a Barona, periferia sud di Milano. Non mi pare poco, soprattutto per quello che è riuscito a esprimere in un ambiente artistico così brillante come quello napoletano.

Da Marco Carola ai Nu Guinea (che però vivono a Berlino), ad artisti – grafici – incredibili come La Badessa, Liberato si colloca nella New-Napoli che affonda le radici nel funk e nel jazz espresso dagli anni Settanta in poi del Novecento. Ma non solo: Liberato è Masaniello disilluso dalla vita che crede nell’amore nel 2018 facendo le impennate con l’Sh a Forcella senza un motivo; è una nota di divinità pagana vesuviana piena che crede nei dettagli attraverso elementi trap e dance. In una parola: Liberato racconta il quotidiano con realismo artistico senza dimenticare le proprie origini in un racconto sincero del proprio sguardo sul reale.

In questo primo video c’è il ragazzo che fa la mista, gira e accende la canna. Le luci dei chioschi dietro. Il mare davanti. Sera che chiama l’estate. Il campo da calcio in mezza alla piazza. Le impennate davanti ai palazzi con gli scooter fino a toccare le targhe. Così stupidi ma così vivi e veri.

La bellezza della piazza. Lo sfiorarsi in sella a un scooter che ti fa sentire vivo. Un tuffo dallo scoglio nel mare blu. Lei sfiorata dalla salsedine con la pelle ambrata che lo guarda come a dire “basta fare il galletto con me, vieni qui e passiamo del tempo assieme”. E allora il riflesso dell’acqua marina sulle loro guance. Lo sguardo di lui con Gesù Cristo che penzola dalla catenina. I silenzi. Sono giovanissimi, bellissimi, così veri, appunto.

Si baciano che sanno di mare sotto un pontile arrugginito con i piedi nell’acqua scura d’ombra. E allora baci, baci ovunque. E non ti viene mai da dire “che balle”. Quel retro del ristorante dello stabilimento, davanti casse d’acqua di plastica rossa che poi torneranno e come, se torneranno. E allora sulla scalinata. E si rivedono, tra le vie, dentro un bar sopra le macchinette con lui che comunque uno sguardo al goal di Lorenzo Insigne lo da con l’amico che fa il gesto del “trombare” (iper-reale). In una parola: Napoli Liberata.

Le differenze di classe tra i due ragazzi, le amicizie e le abitudini diverse. Il piede sulla trapunta durante la prima volta con le foto dei parenti che fanno piombare all’epoca in cui di privacy sessuale ce n’era ben poca. Gli ingressi ai locali che non potevi permetterti con certi tagli di capelli.

Aiutato da un grande regista come Francesco Lettieri, già autore dei video di The Giornalisti e Calcutta, Liberato canta con apparente distanza dalle inquadrature le peripezie dei due giovani amanti. Come in un romanzo settecentesco indossa la sua vestaglia, oggi bomber in sintetico, per raccontare dall’alta l’ennesima storia d’amore della sua città. Che sull’umanità ha imparato a prendere bello perché ha imparato a guardare il mare.

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