Categorie
Praticantato

Il rugby non fa meta in città

Ho pubblicato questo articolo sul numero 4 di “MM”, il quindicinale della Scuola di giornalismo “Walter Tobagi”. Per leggere tutti gli articoli del magazine cliccate qui. È gratis – e ripaga gli sforzi di tutti noi.

Il rugby in Italia soffre una crisi economica e federale che complica lo sviluppo della disciplina. Il panorama ovale di Milano non fa eccezione e rappresenta un paradosso. Stando ai dati del Comitato Fir Lombardia, Milano è sottorappresentata rispetto al numero di praticanti. Pur appartenendo alla regione col più alto numero di tesserati in Italia – 13.618 praticanti su 17.173 iscritti – e nonostante 36 club e 4.825 rugbisti, l’intera area metropolitana non ha un movimento competitivo. I professionisti che parlano meneghino sono sempre meno.

800px-ST_vs_Benetton_Rugby_-_2013-01-13_-_02
Luca Morisi in azione con la maglia della Benetton Treviso nel 2013

Dei 31 azzurri selezionati per il Sei Nazioni 2019, appena 5 sono lombardi, con i soli Luca Morisi e Simone Ferrari cresciuti nel milanese ed emigrati alla Benetton Treviso. «I club migliori della Lombardia sono concentrati nel bresciano, dove il tessuto industriale fornisce investimenti», dicono dal Comitato. Milano è esclusa da quest’ottica. «Il Veneto esprime squadre ad alto livello perché ha una tradizione e una gestione tecnica migliore», aggiunge il presidente del Comitato lombardo Angelo Bresciani. Eppure il rugby milanese ha radici gloriose. Agli inizi del Novecento, quando lo sport si affermava come fenomeno di massa nelle città industriali, discipline come il rugby trovarono seguito col fiorire delle polisportive, tra cui l’Unione sportiva Milano. Stefano Bellandi si fece promotore della Fir e diffuse il gioco fondando, dopo la scissione dall’Ambrosiana, l’Amatori, società tuttora detentrice del record di scudetti vinti in Italia. Entrambi i club sono falliti e del passato rimane poco.

C’è il presente, però, come in via Padova, dove tra le insegne dei negozi etnici sbucano i pali del campo della Cus Milano rugby. La società ha inaugurato a dicembre lo spazio di via Cambini grazie a Insieme, progetto che ha aperto centri polifunzionali a Quarto Oggiaro, Segrate, Giuriati e Baggio. «Un piano realizzato con il Comune e l’impegno dell’ex nazionale Diego Dominguez», spiega Mario Smedile, responsabile delle relazioni pubbliche del Cus. L’impianto è parte della periferia, tra le più alte per numero di residenti stranieri.

Rugby_US_Milanese_1911
Una formazione della Unione Sportiva Milanese nel 1911. In piedi a sinistra Stefano Bellandi

«I ragazzi sono stati tolti dalla strada e dalle brutte compagnie. Provengono da famiglie che non si possono permettere una retta», dice Giuseppe Fulgoni, responsabile tecnico del Cus. Il carattere educativo del progetto non esclude la qualità tecnica. «Il rugby non è la prima scelta e c’è una capacità motoria limitata. La scuola in questo senso dà zero, non c’è progettualità».

 

Fulgoni affronta il nodo della mancata affermazione dei talenti: la gestione del deficit tecnico, lacuna che arriva fino in nazionale. «La specializzazione precoce è un problema», spiega Fulgoni. «Gioca solo chi è forte e ci si scorda degli altri, creando squilibri. Arrivano infortuni o percorsi diversi dal rugby e si rimane con i giocatori su cui si è puntato meno. Bisogna puntare sulla tecnica collettiva e smetterla di vincere a tutti i costi».

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...