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Biscotto #2: Gian Maria Volontè, un uomo dentro

Nel cimitero della Maddalena, tra la terra e la brezza del mare sardo, c’è una lapide con una frase di Paul Valery incisa sopra: «S’alza il vento, bisogna tentar di vivere». E lui, Gian Maria Volontè, ci è riuscito.

E continua a farlo rimanendo nella memoria anche se da quel 6 dicembre del 1994, quando moriva proprio davanti al mare, sul set, è passato molto tempo. Quel che è certo giorno scompariva uno dei più grandi attori che la settima arte abbia mai avuto.

Milanese di nascita, piemontese d’adozione, è nato da padre milite fascista – poi arrestato e morto in carcere (forse per le botte delle guardie penitenziarie) – e da una madre originaria di una facoltosa famiglia industriale lombarda.

È stato esponente del cinema politico italiano, ha ottenuto premi prestigiosi e lavorato a grandi film con registi del calibro di Leone e Petri. Iscritto al Pci dagli anni Settanta è stato cacciato dal partito perché aveva aiutato un amico condannato a 16 di reclusione a fuggire dall’Italia.

Ha amato con passione seguendo se stesso senza dimenticare i meleti francesi dove lavorava per aiutare la madre sola o le maschere incontrate nei camerini teatrali dove ha iniziato da costumista e attore delle opere ottocentesche; le privazioni vissute con la madre nel quartiere torinese di San Salvario, il mare che sovente attraversava in barca a vela.

Non c’è bisogno di scrivere un articolo commemorativo, ne sono stati scritti parecchi e io non sono Enzo Biagi. Ma basti pensare che questo uomo aveva coscienza e si sentiva parte di una società che esprimeva attraverso i personaggi inventati: perciò le generazioni più giovani ancora lo apprezzano.

Ecco un biscotto in quattro video per ricordare Volontè, un uomo. Che non era solo “contro”, ma soprattutto era dentro.

Giornalismo e realtà. Da “Sbatti il mostro in prima pagina”, regia di Marco Bellocchio, 1972:

Il rapporto tra istituzione, uomo e potere. Dal film premio Oscar “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, regia di Elio Petri, 1970:

L’alienazione nella produzione. Da “La classe operaia va in paradiso”, regia di Elio Petri, 1971:

Se l’ideale supera il giudizio. Da “Sacco e Vanzetti”, di Giuliano Montaldo, 1971: