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La mossa difficile di Milano per assicurare il reddito di cittadinanza ai senzatetto

Articolo pubblicato su “La Sestina”, la testata online della Scuola di giornalismo “Walter Tobagi” 

La buona intenzione c’è, ma i problemi non mancano. L’iniziativa del Comune di Milano di utilizzare la residenza fittizia per garantire il reddito di cittadinanza ai senzatetto potrebbe andare incontro a una serie di criticità. Da Palazzo Marino riconoscono che la gestione delle richieste delle persone senza fissa dimora potrebbe appesantire il lavoro degli uffici comunali a causa delle criticità legate alla residenza dei richiedenti, al controllo fiscale e alle mancate direttive ricevute dal ministero del Lavoro e dello Sviluppo economico riguardo gli impieghi collettivi previsti dalla norma.

La residenza fittizia – Per far fronte al problema, il Comune ha previsto l’utilizzo della residenza fittizia come strumento utile a garantire il reddito di cittadinanza anche ai senza dimora aventi diritto. La residenza fittizia è in vigore da anni ed è sfruttata dai comuni per garantire alle persone senza un luogo fisso di avere un indirizzo di residenza dove poter ricevere documenti, posta ed essere rintracciate. Tuttavia, soltanto 200 comuni italiani su 8mila sfruttano questo istituto. Per ampliare le possibilità degli aventi diritto a presentare la domanda, il Comune aprirà entro fine febbraio 4 nuovi centri dove i senzatetto richiedenti potranno dialogare con il municipio e gestire le carte.

Le criticità su Milano – In generale, il reddito di cittadinanza presenta le stesse criticità per tutti i richiedenti. I comuni sono coinvolti in una comunicazione assente da parte del ministero, che non ha ancora inviato linee guida su come organizzare gli apparati interni. «Nonostante l’interesse e le domande pervenute, dagli uffici ci hanno fatto sapere che la macchina non è ancora avviata – spiega Martina Carnovale, portavoce dell’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino – Uno dei dubbi riguarda i progetti utili alla collettività previsti dal decreto, quelli che Di Maio ha chiamato volgarmente “lavori socialmente utili”». Tra le misure della legge, infatti, è previsto che i beneficiari del reddito prendano parte a lavori collettivi di diversa natura all’intero di strutture comunali per un totale di 8 ore settimanali. «Chi pagherà l’assicurazione a queste persone che presteranno servizi alla collettività? – si chiede Carnovale – Chi si occuperà dei corsi di formazione utili al loro svolgimento? Nessuno ce lo ha ancora detto». L’altro punto riguarda i controlli per scovare chi godrà in maniera illecita del reddito di cittadinanza. Per risolvere il problema, la legge ha previsto controlli fiscali incrociati svolti dai comuni, che potranno visionare le dichiarazioni Isee dei richiedenti. «Un lavoro enorme per un comune vasto come Milano – continua Carnovale – Oltre alle domande di assegnazione andranno gestiti anche questo tipo di controlli sul territorio. Un lavoro che rischia di appesantire la burocrazia comunale».

Conflitto – Così come tra cittadini italiani e stranieri con residenza stabile, l’assegnazione del sussidio potrebbe aprire una spaccatura anche all’interno della comunità di senzatetto. La legge che ha approvato il reddito di cittadinanza prevede l’assegnazione del sussidio agli stranieri residenti purché in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due continuativi. Per chi non ha una residenza, però, il problema resta dimostrare che il proprio soggiorno rientri nelle richieste avanzate. «Un conflitto creato dalla legge stessa», conclude Carnovale.

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Dal lavoro nero agli abusi edilizi: le accuse ai genitori di Renzi e Di Maio

Da alcuni giorni il padre di Matteo Renzi, Tiziano, e quello dell’attuale vicepremier Luigi Di Maio, Antonio, sono al centro delle polemiche dopo la pubblicazione di inchieste giornalistiche su presunti pagamenti in nero effettuati nelle rispettive aziende di famiglia.

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