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Arresti e omicidi nella Napoli delle nuove faide

Articolo pubblicato su “La Sestina”, la testata online della Scuola di giornalismo “Walter Tobagi”

Un arsenale, chili di stupefacenti e un distintivo falso della Guardia di Finanza. È quanto ritrovato dai Carabinieri di Napoli nella roccaforte del clan Sequino nel Rione Sanità, dove all’alba i militari hanno eseguito un blitz arrestando 30 persone ritenute affiliate alla famiglia. Durante le indagini, i militari hanno colto in flagranza di reato quattro persone, a cui sono stati sequestrati 1,3 chilogrammi di cocaina proveniente dal comune calabrese di San Luca. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsione, porto abusivo di armi e spaccio di stupefacenti. I reati sono aggravati da finalità e metodo mafiosi.

“Mesate” e scommesse a debito –  Gli investigatori hanno ricostruito l’attività criminale del clan nel centro storico della città. E’ stato portato alla luce il meccanismo d’uso della “cassa comune”, che serviva a pagare le cosiddette “mesate”,  i soldi che i boss corrispondevano alle famiglie degli affiliati detenuti. Scoperto anche il sistema del pizzo ai centri scommesse. I membri dei Sequino piazzavano giocate su eventi sportivi senza pagare le quote, salvo poi incassare le eventuali vincite. Nel fortino sono stati trovati anche un kalashnikov, cinque pistole, una mitragliatrice e tre fucili, oltre a 630 grammi di marijuana.

Colpiti anche i Vastarella – Nelle stesse ore, la Squadra Mobile della Polizia di Napoli ha colpito duramente anche la famiglia rivale dei Vastarella. A Guidonia, a sud est di Roma, è stato arrestato un membro di spicco del clan, già latitante, dopo una fuga rocambolesca. Inoltre sono state notificate due misure cautelari ad Antonio e Patrizio Vastarella, già agli arresti in carcere per il tentato omicidio ai danni di Giovanni Sequino.

 

La scia di sangue – L’operazione arriva in un momento di forte tensione tra i clan.  Solo nell’ultimo fine settimana nell’hinterland napoletano è stato insanguinato da due omicidi. Il primo sabato sera, a Mugnano, quando tra la folla è stato assassinato con un colpo di arma di fuoco alla nuca Giovanni Pianese, 63 anni, venditore ambulante occasionale nel mercato del pesce locale. Secondo gli inquirenti, l’uomo sarebbe stato ucciso per una vendetta trasversale nei confronti di suo figlio Saverio, vicino ai clan di Secondigliano e Scampia. La matrice della vendetta sembra essere anche al centro del secondo omicidio, avvenuto ad Acerra domenica 17 febbraio. Attorno alle 10, due uomini a bordo di uno scooter di grossa cilindrata hanno teso un agguato a Vincenzo Mariniello, 46 anni, capo clan dell’omonimo gruppo criminale. Dietro l’agguato ci sarebbe un regolamento di conti dovuto ai debiti contratti dal boss con alcuni clan locali. L’uomo è stato crivellato a colpi di arma da fuoco nel cortile della sua abitazione mentre cercava rifugio. Aveva ereditato la posizione nella cosca dal padre Gennaro, anche lui assassinato il 23 marzo del 2000 dai rivali De Sena-Di Fiore.

Faide e tradimenti –  All’epoca le due famiglie assoldarono un cecchino per poter uccidere Gennaro. Fu colpito a distanza, mentre era sul balcone di casa. La vendetta arrivò 6 anni dopo, quando suo fratello Antonio assassinò l’esponente del clan De Falco, Ciro. «Gesù ti consegna l’assassino di tuo fratello e tu che fai, non gli spari?», disse in un’intercettazione telefonica. Gli arresti di questa mattina non sono circoscritti al solo Rione Sanità, ma investono tutto il territorio napoletano.

Sempre sabato, infatti, è stato arrestato alle porte di Capodichino Ciro Rinaldi, 55 anni, detto «o’ Maùè», accusato di essere il mandante del raid avvenuto nel 2016 a Ponticelli che costò la vita al boss 24enne dei “barbudos”, Raffaele Cepparulo, e al 19enne Ciro Colonna, vittima bianca di camorra rimasto ucciso nell’agguato. La soffiata sulle informazioni utili alla posizione di Rinaldi sono arrivate da Anna De Luca Bossa, considerata fondatrice del primo clan gestito da sole donne, le “Pazzignane”, nome derivato dal rione Pazzigno dal quale provengono le affiliate.

La risposta del Sindaco – «Voglio congratularmi con i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli e con la magistratura napoletana per l’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare per fatti gravi di camorra eseguite questa mattina nel quartiere Sanità – ha affermato il sindaco di Napoli Luigi de Magistris – .Grazie a queste attività la Sanità sarà progressivamente liberata dai tentativi del crimine di rallentare la rinascita di un quartiere dove la sua gente ha già scelto per la bellezza, lo sviluppo, la cultura e l’umanità».

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Tobagismi

Orgoglio napoletano Liberato

Se ne sono dimenticati in molti: essere popolari senza essere populisti è possibile. E Liberato ne è la dimostrazione concreta – e artistica – più importante degli ultimi mesi. Questa è un’analisi – opinabile – del primo video della cosiddetta “Trilogia di maggio”, la serie di video musicali che lo hanno reso conosciuto in tutta Italia. L’invito è suscitarvi curiosità al punto da vedere anche gli altri episodi. Il tappeto sonoro all’articolo è “Tu T’è Scurdat’ ‘e Me”, il primo della serie:

Ok, ma chi è Liberato? Dopo aver pubblicato il suo brano di esordio “Nove maggio” su YouTube, l’artista napoletano ha postato a ridosso dell’estate una serie di video musicali che, nonostante l’ordine sparso, creano la “Trilogia di maggio”.

Sul piano artistico Liberato rappresenta una delle interpretazioni artistiche moderne della anime di Napoli. Sempre incappucciato e dall’identità ignota, su di lui è stato detto molto ma poco è venuto fuori. I numeri, comunque, sono dalla sua: 20mila persone sul lungomare Mergellina nel primo live e data sold-out nella tappa a Barona, periferia sud di Milano. Non mi pare poco, soprattutto per quello che è riuscito a esprimere in un ambiente artistico così brillante come quello napoletano.

Da Marco Carola ai Nu Guinea (che però vivono a Berlino), ad artisti – grafici – incredibili come La Badessa, Liberato si colloca nella New-Napoli che affonda le radici nel funk e nel jazz espresso dagli anni Settanta in poi del Novecento. Ma non solo: Liberato è Masaniello disilluso dalla vita che crede nell’amore nel 2018 facendo le impennate con l’Sh a Forcella senza un motivo; è una nota di divinità pagana vesuviana piena che crede nei dettagli attraverso elementi trap e dance. In una parola: Liberato racconta il quotidiano con realismo artistico senza dimenticare le proprie origini in un racconto sincero del proprio sguardo sul reale.

In questo primo video c’è il ragazzo che fa la mista, gira e accende la canna. Le luci dei chioschi dietro. Il mare davanti. Sera che chiama l’estate. Il campo da calcio in mezza alla piazza. Le impennate davanti ai palazzi con gli scooter fino a toccare le targhe. Così stupidi ma così vivi e veri.

La bellezza della piazza. Lo sfiorarsi in sella a un scooter che ti fa sentire vivo. Un tuffo dallo scoglio nel mare blu. Lei sfiorata dalla salsedine con la pelle ambrata che lo guarda come a dire “basta fare il galletto con me, vieni qui e passiamo del tempo assieme”. E allora il riflesso dell’acqua marina sulle loro guance. Lo sguardo di lui con Gesù Cristo che penzola dalla catenina. I silenzi. Sono giovanissimi, bellissimi, così veri, appunto.

Si baciano che sanno di mare sotto un pontile arrugginito con i piedi nell’acqua scura d’ombra. E allora baci, baci ovunque. E non ti viene mai da dire “che balle”. Quel retro del ristorante dello stabilimento, davanti casse d’acqua di plastica rossa che poi torneranno e come, se torneranno. E allora sulla scalinata. E si rivedono, tra le vie, dentro un bar sopra le macchinette con lui che comunque uno sguardo al goal di Lorenzo Insigne lo da con l’amico che fa il gesto del “trombare” (iper-reale). In una parola: Napoli Liberata.

Le differenze di classe tra i due ragazzi, le amicizie e le abitudini diverse. Il piede sulla trapunta durante la prima volta con le foto dei parenti che fanno piombare all’epoca in cui di privacy sessuale ce n’era ben poca. Gli ingressi ai locali che non potevi permetterti con certi tagli di capelli.

Aiutato da un grande regista come Francesco Lettieri, già autore dei video di The Giornalisti e Calcutta, Liberato canta con apparente distanza dalle inquadrature le peripezie dei due giovani amanti. Come in un romanzo settecentesco indossa la sua vestaglia, oggi bomber in sintetico, per raccontare dall’alta l’ennesima storia d’amore della sua città. Che sull’umanità ha imparato a prendere bello perché ha imparato a guardare il mare.